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CECCO E IL DERBY: UN'ALTRA PRIMAVERA

LA GRADINATA NEL 1987 PRIMA DELLA PARTITA GENOA - CREMONESE

In verità a Cecco il derby non è mai piaciuto: neppure quelli che ha vinto...

 

UN’ALTRA PRIMAVERA

Forse perché - come sarcasticamente osservava un mio collega ciclista – in quanto genoano sono geneticamente disabituato a vincere, ma a due ore dal derby mi sento ancora poco bene, e le mie ossa sono intrecciate con i miei muscoli in una orribile morsa di tensione.

Forse è anche giusto così, che abbiamo vinto noi il derby perché noi, si sa, siamo dei poveretti che non abbiamo ormai altri obiettivi, mentre i blucerchiati – come esattamente rileva il loro presidente Mantovani jr. – sono una squadra europea, capitata in serie B per caso: e quindi, mentre loro giustamente sono intenti a contemplare grandi ed elevati orizzonti, e a chiedersi per quale accidente della sorte sono caduti in ambienti così spiacevolmente a loro non confacenti, a noi rimangono queste misere soddisfazioni.

Però a me il derby non è mai piaciuto, e lo dico adesso, dopo una vittoria, perché, altrimenti, l’affermazione potrebbe avere lo sgradito sapore del bilioso pretesto, o della velenosa insinuazione; e sul punto dichiaro la mia piena comprensione al Presidente Mantovani che, come il padre, si rifiuta di presenziare alla partita quando il Genoa gioca in casa, per non essere nostro ospite; coerentemente con tale suo sentire, da perfetto “gentleman” qual è, molto signorilmente evita in tali occasioni lo stadio: io invece, decisamente più proletario, con meno stile, e certamente più avvezzo a frequentazioni di molto più basso profilo, pur detestando presenziare almeno quanto lui alla partita, non evito con signorilità, ma affronto con passione, e vado lo stesso in gradinata, a compiere il mio dovere di Genoano militante.

E se ad ogni dopo-derby mi sento a posto con la mia coscienza, ogni anno che passa mi sento sempre meno a posto con il mio cuore, e con la mia pressione.

Ed è così che, mentre stasera li prendevamo a pallonate e loro non riuscivano a fare un solo tiro in porta, e mentre razionalmente realizzavo che poche volte in un derby avevo visto una manifestazione di superiorità da parte nostra così netta, il mio cuore sudava sangue, mentre la mia memoria pescava nell’ormai purtroppo ampio archivio dei miei ricordi, mille e mille episodi che hanno reso mitica la sfiga del Grifo, almeno quanto l’amore che noi gli portiamo.

E così mentre i miei incubi vagavano dal gol di Maraschi in rovesciata al 91’ al finto rigore di Vialli, e alle papere di Gregori, il fischio di chiusura mi sorprendeva spento, in piedi ma accasciato dentro, come un sacco vuoto, tenuto su da un palo, fatto da non si sa cosa, forse da semplice senso di sopravvivenza o, più romanticamente, dall’orgoglio della propria memoria o, più stoicamente, dalla coscienza di essere Genoano.

Ci sarà tempo per gioire, domani, ci sarà tempo, ora devo raccogliere le mie ossa e il mio cuore, e rimetterle insieme alla benemeglio, ripromettendomi e giurando a me stesso, come faccio sempre da un po’ di anni a questa parte , che questa volta è l’ultima che vado al derby… e intanto, però, adesso, è un’altra primavera.

                                                                                                         Cecco Angiolieri

 

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