Il Diritto e il rovescio, più che altro...
Il Diritto e  il  rovescio, più che altro...
Non è Drum, è Britos, il mio meraviglioso cane

L'ARRINGA PIU' BELLA 

 

 

George Graham Vest, Avvocato e Senatore americano, nel Settembre 1870 pronunciò quella che secondo me, fu una delle più commoventi arringhe di tutti i tempi.

 

Nel 1869 Vest sostenne in giudizio le ragioni di un uomo il cui cane da caccia, un American foxhound di nome Drum (meglio noto come "Old Drum", il vecchio Drum), era stato ucciso a fucilate da un tale guardiano di un vicino allevamento di pecore il quale  aveva sparato solo perché Drum era entrato nella sua  proprietà.

 

Il guardiano rifiutava di risarcire il proprietario del cane e costui  portò allora la controversia (nota ufficialmente con la denominazione "Burden v. Hornsby") davanti al tribunale della Contea di Johnson (con sede a Warrensburg), chiedendo un risarcimento di 150 dollari, il massimo all'epoca consentito dalla legge, a titolo di indennizzo sia del danno patrimoniale che, e soprattutto, del danno morale per la perdita dell'amato cane.

 

Vest, incaricato da Burden di assisterlo, esordì in giudizio asserendo che avrebbe "vinto la causa o chiesto scusa a ogni cane del Missouri". Quindi, il 23 settembre 1870, Vest pronunciò l'arringa finale alla giuria, un'orazione che sarebbe divenuta celeberrima, sotto il nome di "Eulogy on the dog" (elogio al cane; nota anche come "Tribute to the dog", tributo al cane):



L'ARRINGA PIU' BELLA 


« Signori della giuria, il migliore amico che un uomo abbia a questo mondo può rivoltarsi contro di lui e diventargli nemico. Il figlio e la figlia che ha allevato con cura amorevole possono rivelarsi ingrati. Coloro che ci sono più vicini e più cari, ai quali affidiamo la nostra felicità e il nostro buon nome, possono tradire la nostra fede. Il denaro si può perdere, e ci sfugge di mano proprio quando ne abbiamo più bisogno.

La reputazione di un uomo può essere sacrificata in un momento di sconsideratezza.

Le persone che sono inclini a gettarsi in ginocchio per ossequiarci quando il successo ci arride possono essere le prime a lanciare il sasso della malizia, quando il fallimento aleggia sulla nostra testa come una nube temporalesca.

Il solo amico del tutto privo di egoismo che un uomo possa avere in questo mondo egoista, l'unico che non lo abbandona mai, l'unico che non si rivela mai ingrato o sleale è il suo cane. Signori della giuria, il cane resta accanto al padrone nella prosperità e nella povertà, nella salute e nella malattia. Pur di stare al suo fianco, dorme sul terreno gelido, quando soffiano i venti invernali e cade la neve. Bacia la mano che non ha cibo da offrirgli, lecca le ferite e le piaghe causate dallo scontro con la rudezza del mondo. Veglia sul sonno di un povero come se fosse un principe.

Quando tutti gli altri amici si allontanano, lui resta. Quando le ricchezze prendono il volo e la reputazione s'infrange, è altrettanto costante nel suo amore come il sole nel suo percorso nel cielo. Se la sorte spinge il padrone a vagare nel mondo come un reietto, senza amici e senza una casa, il cane fedele non chiede altro privilegio che poterlo accompagnare per proteggerlo dal pericolo e lottare contro i suoi nemici, e quando arriva la scena finale e la morte stringe nel suo abbraccio il padrone e il suo corpo viene deposto nella terra fredda, non importa se tutti gli altri amici lo accompagneranno, lì, presso la tomba, ci sarà il nobile cane, con la testa fra le zampe e gli occhi mesti, ma aperti in segno di vigilanza, fedele e sincero anche nella morte».

 

George Graham Vest

 

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