Il Diritto e il rovescio, più che altro...
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LA CLIENTE

NON CREDO CI SIA UN SOLO AVVOCATO CHE NON SI IDENTIFICHI, ALMENO UN PO' IN QUESTO PEZZO.

LA CLIENTE

 

 

Guardavo il ventilatore che rimescolava l’aria calda con le pale che giravano lente, come se fossero stanche anch’esse, consce, come me, della loro assoluta inutilità in quella soffocante pozza di caldo. “Ha capito, Avvocato, ha capito cosa mi ha detto quel disgraziato?” incontro lo sguardo della cliente, vivo e furioso, mentre si spegne l’eco della sua voce ancora vibrante di rabbia, e mi viene il dubbio che a far girare il mondo sia l’odio, non l’amore, e in ogni caso, a quanto vedo, l’ira dà una bella carica.

Ed io oggi mi sento invece del tutto estraneo, lontanissimo da quel rancore aggressivo che sembra animarla, farla vivere in un grottesco mondo, dove c’è spazio solo per il suo ego ferito. “E lei pensa che io sia disposto a lasciargliela passare così avvocato? Ma bisogna che impari a vivere quello” E certo che no, non può passarla liscia il disgraziato, la cogenza della vendetta risalta in tutta la sua maestosa ineluttabilità.. “Sa è una questione di principio”. Ecco il sigillo, sento l’investitura della cliente, l’elezione della mia modesta persona alla nobile ed altissima funzione di strumento deputato alla nemesi. Questa è una questione di principio! Dunque – mi fa capire la cliente - mi sarà concesso di riscattare la mia squallida vita, tutta dedicata a trattare cause fatte per vili e disprezzabili questioni di soldi.

E riprende il racconto, per illustrarmi ancora meglio la solare evidenza delle sue ragioni e l’inconfutabile inescusabilità degli altrui torti, e mentre l’ascolto incomincio a pensare come nella vita spesso le altre persone, le loro vicende, il loro sentire, diventino un confuso e sfocato sfondo alla rappresentazione di se stessi.

“ Ora lui ha un avvocato suo amico che mi hanno detto conosce tutti i giudici…quindi veda di darsi da fare anche Lei” l’aria umida e calda di questo afoso pomeriggio di Luglio è soffocante, ma non è questa a prendermi alla gola, è l’angoscia, e un senso di sorda ribellione che affiora e insiste.

“E naturalmente Lei si farà pagare da lui, quando vinceremo la causa, vero ?” Alzo gli occhi dalla scrivania e la guardo fisso sperando che cada fulminata, ma è maschera di ghiaccio che riflette, senza minimamente assorbire, tutto il mio inutile sdegno. Mi rendo perfettamente conto che per la mia dolce cliente sono un puro e semplice strumento, non diverso dalla spillatrice che si trova lì, sul mio tavolo, a pochi centimetri dalla mia mano, e che sembra sorridermi beffarda, soddisfatta di riuscire sempre a non farsi trovare quando ne ho bisogno, e che quasi sembra godere delle mie disperate ricerche, che si fanno via via più concitate e accompagnate da invereconde imprecazioni, sino a quando subentra un’affranta rassegnazione che, in fine, mi placa. “… sapesse quante volte l’ho cercata ieri pomeriggio per dirle questo, ma non sono mai riuscita a trovarla…” Si, decisamente, non riesco a superare il livello della spillatrice, nella sua considerazione; ma ormai sono abituato: quasi tutti i clienti ci considerano semplici strumenti, vuoti involucri di nozioni e di conoscenze tecniche, pronti ad essere “riempiti” dalle loro esigenze, dai loro problemi, dalle loro volontà. “Scusi avvocato, ma la vedo un po’ distratto… è sicuro di aver compreso bene, quello che le ho detto? Perché, come le ho detto, questa è una questione di principio, ed io voglio che Lei vada fino in fondo” “Signora – rispondo raccogliendo tutte le mie energie per mantenere il controllo - ho seguito perfettamente tutto il suo discorso, ed ero sovrapensiero, perché mi era venuto il dubbio che…” Mi ferma con un gesto brusco e rigido “No avvocato, i dubbi ce li ho io, Lei non può avere dubbi, non se lo può e non se lo deve permettere, io la pago perché mi deve togliere i dubbi, non per farsene venire Lei”.

Prendo un lungo respiro per vincere l’angoscia e l’irritazione, ma mi viene il cuore corto, insieme ad una stretta allo stomaco, prendo allora un altro respiro, più breve; sento che ho perso la battaglia con le mie pulsioni animali, che hanno eliminato tutto il mio autocontrollo che avevo faticosamente costruito attraverso ore di training autogeno e stupide letture di decine di libri tipo “Vincere lo stress e vivere felici”, e sento la gioia cattiva e selvaggia della vendetta e della liberazione: ”Ha perfettamente ragione signora, e comprendo il suo pensiero: se Lei mi paga, Lei deve avere ben dei risultati, altrimenti non servirebbe pagare un avvocato, giusto?”. Mi guarda stupita e mi risponde: “Lei riesce a vedere qualche altro buon motivo per pagare un avvocato?” Ecco sento che è arrivato il momento dell’affondo: “Signora, ho detto che comprendo il suo pensiero, non che lo condivido, in ogni modo, veda Signora, la mia professione presenta aspetti davvero poco felici, e spesso, contrariamente a quel che si crede, non è neppure appagante sotto il profilo economico, ma, dal mio punto di vista, offre una possibilità che non me la farebbe cambiare con nessun’altra professione al mondo: la libertà di non accettare clienti come Lei”. La mia interlocutrice rimane in silenzioso stupore, poi cerca conferma “Come ha detto scusi?” con la gioiosa serenità di chi si è tolto un peso rispondo “ Ho detto che non accetto l’incarico, non farò la causa per Lei, lo farà sicuramente qualche altro mio collega” Con voce glaciale mi dice: “Bene, mi rivolgerò a qualche altro avvocato, uno che abbia le palle, come credevo fosse Lei, ma mi sbagliavo… e dopo quello che mi ha detto- prosegue con voce secca e stizzita - dovrò anche pagare… mi dica quanto le devo e così la finiamo !” “Non mi deve nulla, mi è sufficiente la soddisfazione di accompagnarla alla porta”.

Questa volta non mi risponde nulla: comprende perfettamente l’offesa, ma l’argent c’est l’argent, e baratta il suo orgoglio con la parcella risparmiata.

Chiudo la porta dietro di Lei, e la tensione svanisce uscendo con un grande sospiro: sono le otto e mezzo di sera, i miei colleghi sono andati via e sono rimasto solo: devo preparare ancora un comparsa per domani mattina, anche stasera farò mezzanotte.

Vado nella stanza accanto alla mia, dove mi aspetta festante Scheggia, la mia cagnolina, di incerta razza, ma di sicuro affetto: mi siedo, la prendo in grembo e incomincio ad accarezzarla.

                                                                            Disma Vittorio Cerruti

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